Chezia Pinna
“La bellezza di una poesia, sta nel rappresentare quella linea di separazione che celebra il piacere al retrogusto di dolore”.
Fabio Piana
Potresti prendere una pistola e sparare alle opere, ma la loro superficie resisterebbe anche alle navi da combattimento dei bastioni di Orione. Chezia Pinna vive e opera in Emilia Romagna, la sua arte è il risultato dei processi chimici dell’esistenza, sintetizzatati in una formula che rappresenta l’essenza dei materiali utilizzati per descrivere il suo universo interiore: Au(C₆H₁₀O₅)n Acciaio cor-ten, licheni norvegesi, quarzite, pietra pomice, foglie d’oro, corteccia, cemento, colla, colori ad olio, tutto magistralmente orchestrato per un risultato voluto e riuscito. L’esternazione è controllata e niente è lasciato al caso, ogni opera è la spiegazione di un’esperienza e la sua interiorizzazione. Pensi sia uno smalto scheggiato, oppure uno smalto sulle schegge, forse il mosaico dei resti di uno stato d’animo dal quale emerge il tesoro delle cicatrici: un concetto dove anche Paris Hilton oltre all’immagine, ha un cuore. L’artista utilizza inconsapevolmente il rituale del cerchio, solitamente accostato alla magia e alla psicologia, nel quale tramite la creazione artistica si forma uno spazio dove il caos, i traumi, la gioia, l’estro, le emozioni, vengono domati sino ad acquisire un ordine (basti pensare ai mandala nel Libro Rosso di C.G.Jung).
Una caratteristica innovativa e fondamentale delle opere “Green” (opere con il muschio) è l’utilizzo dei licheni, poiché trasformano il concetto di opera d’arte immortale, la condition report non dipende più dal luogo di conservazione, piuttosto dalla cura che viene dedicata ad ogni opera. Il periodo vitale dei licheni è limitato (il muschio in media ha una durata di dieci anni), l’opera muta e contiene in sé il ciclo della vita, quindi è scelta di colui che la possiede, se lasciarlo singolo, o rinnovarlo.
Negli anni scopri che da qualche parte, nei tagli di Fontana è cresciuto qualcosa. Infatti non sono gli stessi tagli, più cruenti e viscerali, questi, si sono rimarginati, alcuni riprendono vita, altri si fossilizzano, lo spazio e il tempo che si ritrovano nuovamente tutti nello stesso posto. Del resto, è necessario uno scontro tra stelle di neutroni per far nascere l’oro.
Guida alla visita:
Da una tonnellata d’acqua di mare è possibile estrarre un milligrammo d’oro, in proporzione lo stesso lavoro fa l’artista su se stessa per estrarre le opere. La personale di Chezia Pinna si sviluppa in un percorso di 8 tele da vedere, annusare, toccare, sono opere vive e richiedono un’interazione. Per quanto astratte e concettuali, hanno tutte un aspetto figurativo, esprimono loro stesse (graffi, mosaici, nebulose) lasciando allo spettatore libero spazio all’emozione interpretativa.
La differenza tra arte e design:
Eric Satie scrisse la musique d’ameublement, musica d’arredamento. Le opere di Satie sono partiture di alta qualità e ingegno, se non fosse stato il compositore, nessuno si sarebbe azzardato a denominarle in quel modo. L’intenzione era quella di utilizzare un linguaggio semplice, che facesse sentire a proprio agio l’ascoltatore. Così le opere dell’artista, nella trasposizione 2.0 di Satie, giovano alla vista e al confort dell’occhio, nel contempo hanno un’anima, un’estetica facile da indossare, una violenza delicata, un assassinio elegante, uno stupro romantico. Tagli in fogli di Cor-ten lasciati alle intemperie, cicatrizzati con lo scontro tra stelle di neutroni, solchi verticali che nel processo della vita hanno creato separazioni, dure come cortecce nelle quali è cresciuto il muschio, sopra il quale si può camminare scalzi senza più sentire quel ruvido pungente che fa perdere l’equilibrio. Quando è arte, prescinde l’artista, ma comunque, avra sempre bisogno del suo creatore, anche se sarà solo la mano che realizza un pensiero che già esiste. Navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione, i raggi B mentre balenano nel buio vicino alle porte di Tannhäuser. Tutti quei momenti andranno perduti nel tempo, come lacrime nella pioggia […]
Blade Runner Testo critico: Giosuè Deriu

P.I.04090910367